Figc e Governo ma a che gioco state giocando?

“You can not be serious!” è il grido di sdegno dei calciofili italiani alla maniera di John McEnroe.

La Figc e il Governo continuano il loro valzer, tra dichiarazioni avventate, poi prontamente ritrattate, e tanto sommerso. Nel mezzo il Comitato tecnico-scientifico ed un protocollo che va bene a giorni alterni.

Una settimana paradossale: Spadafora, il ministro dello Sport, dà mandato al Cts di dettare le regole per la ripresa degli allenamenti di squadra, e di conseguenza del campionato; Gravina, il presidente della Figc, le accetta senza batter ciglio in toto; i club nell’assemblea di Lega rigettano il protocollo del Cts; la federazione riscrive le regole, in base alle indicazioni delle società, e ripassa la palla al Governo; ora il Cts starebbe per accettare il documento e di conseguenza dare il via agli allenamenti collettivi.

Una doppia inversione quella di Gravina che lascia molti dubbi. Sì, perché il responso positivo al primo protocollo è arrivato quando in assemblea si discuteva sull’ultima rata per i diritti Tv. Una coincidenza che ad alcuni a fatto pensar male, come quando la stessa Figc spingeva la politica a prendersi la responsabilità dello stop definitivo. “Stop al campionato? – dichiarava Gravina – Una scelta di questo tipo comporterebbe una responsabilità gravissima ed è per questo che lascio decidere al Governo”. Inoltre, è difficile spiegare perché Gravina abbia deciso di accettare il protocollo senza avvalersi preventivamente del parere delle leghe. Il Cts aveva dettato regole stringenti quali il ritiro e la responsabilità penale dei medici sportivi, nonché la questione della quarantena. Iniziare il campionato con il rischio di sospenderlo al primo positivo (con conseguente isolamento dell’intera squadra) era palese sin dall’inizio.

Non dimentichiamo che si era arrivati persino a richiedere, spudoratamente, sostentamenti economici per questi mesi di inattività. La Lega ha poi aveva corretto il tiro “chiedendo” ai calciatori di tagliarsi due o più mensilità per fa quadrare i conti dei club, salvaguardando indirettamente le casse della federazione.

Giochi politici dove lo sport centra ben poco e l’unico rimbalzo è quello delle responsabilità.