Il Cts mette in quarantena il calcio

Il Comitato tecnico-scientifico (Cts) rimanda al mittente il protocollo sicurezza e detta le condizioni alla Figc. Gli allenamenti collettivi, che riprenderanno il 18 maggio, segneranno l’inizio di una quarantena generalizzata di tutti i club. Solo dopo quindici giorni di isolamento, di squadre e membri dello staff, sarà possibile valutare la ripresa del campionato.

“Le squadre devono essere isolate, prima della ripresa devono andare in ritiro almeno di 15 giorni – ha spiegato Sandra Zampa, Sottosegretario alla Salute – solo così eviteremo i contagi tra le persone coinvolte”.

Un ritiro forzato è quanto ritiene necessario il Cts per poter pensare ad una ripresa delle gare, ma il nuovo protocollo inviato alla Figc detta condizioni ancor più restringenti e che fanno discutere. I club non dovranno pesare sulla collettività per reperire i tamponi e i reagenti per i test molecolari. L’intera squadra, staff compreso, sarà messo in isolamento nel caso di positività al Coronavirus durante gli allenamenti collettivi. A carico dei medici sociali peserà la responsabilità civile e penale del rispetto della quarantena delle norme.

“I club si devono assumere le loro responsabilità – ha dichiarato un preoccupato Enrico Castellacci, l’ex responsabile medico della Nazionale – bisogna nominare dei medici competenti che vanno associati ai medici del calcio nel rispettare le linee guida”. La nota del Cts sulla responsabilità dei medici sportivi ha creato un ulteriore punto di rottura e le reazioni non si sono fatte attendere come racconta lo stesso Castellacci. “Ho già ricevuto molte lettere di colleghi dalla Serie B che minacciano le loro dimissioni in caso non venisse rivista la questione della responsabilità”.

Sulla questione è intervenuto Pino Capua, membro della commissione medica Figc e presidente della commissione antidoping Figc: “Il modulo tedesco è assolutamente percorribile, non capisco perché non farlo anche in Italia, il Cts ha messo i bastoni tra le ruote”.