Le pagelle degli allenatori. Gasperini e S. Inzaghi i migliori, Sarri e Ancelotti i peggiori.

Come sono andati gli allenatori in questa anomala e complicata stagione 2019/2020?

Proviamo a tirare una riga e fare un bilancio, da dove sono partiti con aspettative e potenzialità fino ad arrivare ai risultati ottenuti. Grandi sorprese e grandi delusioni, capovolgimenti e imprese a metà.  

Gasperini 8.5: Fino al 90 nel match contro il Psg, la sua Atalanta era virtualmente in semifinale di Champions League. Un percorso incredibile dove gli orobici si sono qualificati dopo aver conquistato un solo punto nelle prime quattro partite. Gasperini dopo il terzo posto della scorsa stagione si migliora, sfiorando il sogno scudetto allo Stadium. Ancora una volta in quel di Bergamo, il tecnico torinese, fa crescere in modo esponenziale i suoi ragazzi. Su tutti Gosens, Malinovskyi, Pasalic e i soliti Gomez e Zapata.

S. Inzaghi 7.5: Se non ci fosse stato il lockdown… Questo è il tormentone che risuona a Formello dopo un incredibile cavalcata in campionato. La Lazio gioca punto a punto con la Juventus prima dello stop per l’emergenza Covid, dando l’impressione di averne di più per lo sprint finale. Giocare ogni tre giorni condanna Inzaghi che si trova a fare i conti con una panchina corta e troppi infortuni. Ma la grande stagione resta.

Gattuso 7: Raccoglie un Napoli a pezzi, sventrato dall’interno e bersagliato all’esterno. Calciatori senza certezze e turbati dallo spauracchio mute. Tifosi infuriati e una classifica disastrosa. Ci mette un po’ a capire dove e come “mettere mano”, ma riesce a far ritrovare autostima e a coinvolgere i napoletani. Vince la Coppa Italia, e non è un dato da poco nel background azzurro. Nel post lockdown ha il difficile compito di mantenere la giusta tensione nelle 14 partite restanti, avendo la certezza della qualificazione in Europa League. Lo fa discretamente. Ora lo aspetta un’impresa, poter scrivere la storia del Napoli, mai arrivato ai quarti di Champions League.

Conte 6.5: La fama di allenatore vincente al primo tentativo porta con sé grandi aspettative. Così non basta arrivare secondo in campionato facendo 13 punti in più rispetto alla gestione Spalletti e in generale il miglior punteggio degli ultimi dieci anni neroazzurri. Una finale di Europa League persa e un messaggio post-partita che sa di addio. Il focoso salentino un mese fa non le aveva mandate a dire alla società e a fine stagione ribadisce il concetto. Presuntuoso, provocatorio, semplicemente Antonio Conte. Tra difetti, errori, miglioramenti e qualità il responso è positivo.

Pioli 6.5: Riesce nella doppia impresa di dare un’identità al Milan e di far ricredere la società sul suo futuro. Una grande aiuto gli arriva dalla personalità devastante di Ibrahimovic che sprona i suoi compagni a dare di più. Il Milan di Pioli nel post-lockdown è la squadra che fa più punti e conclude una stagione tribolata al 6° posto.

Sarri 5: Vince il campionato, perde la Supercoppa Italiana e la Coppa Italia, esce agli ottavi di finale in Champions League. Tutto questo si traduce in una stagione insufficiente per un tecnico bianconero. Il mondo Juve e lo stesso Sarri volevano fare la rivoluzione, improntata sul gioco per vincere in Europa. Invece arriva una clamorosa eliminazione con lo zoccolo duro dello spogliatoio contro il suo “comandante”. La conquista dello Scudetto non basta, dato l’autolesionismo delle avversarie. Sarri non riesce ad imporsi, anzi subisce l’ambiente e la spocchia dei grandi calciatori. Il sarrismo non esiste più.

Ancelotti 4: Doveva essere il suo anno quello firmato e controfirmato Carlo Ancelotti, partendo dal mercato. Proprio da questo aspetto sono arrivati i primi segnali e forse le prime cause di una clamorosa disfatta. Un inizio di stagione disastroso in campionato con qualche punta d’orgoglio in Champions. I mancati arrivi di James e di Icardi hanno scombussolato i piani tattici del mister che poi è andato in confusione. Ogni settimana una formazione diversa e calciatori che cambiavano ruolo sistematicamente anche durante la singola gara. Una squadra completamente squilibrata e poco allenata che si è sfaldata nella notte dell’ammutinamento. Uno dei più grandi gestori rimasto inerme difronte alle beghe tra società e calciatori