Napoli, il Pagellone di fine campionato

Non è mai bello dare i voti a qualcuno perché prima o poi nella vita subiamo lo stesso freddo giudizio numerico, e non piace a nessuno. Ma un bilancio del campionato 2019/20 del Napoli va fatto, auspicando che possa essere migliorato da un proseguo in Champions League.

Mertens 7: Quel ragazzino che non doveva fare più di 8 partite da titolare con il Napoli (cit. Eziolino Capuano) è diventato leggenda, toccando quota 125 gol con la maglia azzurra superando Maradona ed Hamsik. Come tutti i suoi compagni ha sofferto un inizio di stagione drammatico, spesso seduto in panchina a guardare. Poi nel momento più difficile si è preso il Napoli sulle spalle e ha firmato il suo futuro con il club quanto tutti lo davano per partente. IL BELGA NAPOLETANO

Insigne 7: A Napoli quando parlavi di capitano ti viene in mente Hamsik, Paolo Cannavaro e persino Montervino. Difficilmente i partenopei riuscivano ad associare questa figura a quella del talento di Frattamaggiore, anzi dopo lo sciagurato ammutinamento, Lorenzo è solo “o cafone”. Invece quest’anno Insigne è diventato uomo e quindi vero capitano, riscattandosi più volte prima con Ancelotti, poi con Gattuso. Ha fatto parlare il campo, ha sudato la maglia diventando l’attaccante in Serie A con il maggior numero di palloni recuperati. Qualità e sacrificio a servizio della squadra. IL CAPITANO

Gattuso 7: Raccoglie un Napoli a pezzi, sventrato dall’interno e bersagliato all’esterno. Calciatori senza certezze e turbati dallo spauracchio mute. Tifosi infuriati e una classifica disastrosa. Ci mette un po’ a capire dove e come “mettere mano”, ma riesce a far ritrovare autostima e a coinvolgere i napoletani. Vince la Coppa Italia, e non è un dato da poco nel background azzurro. Nel post lockdown ha il difficile compito di mantenere la giusta tensione nelle 14 partite restanti, avendo la certezza della qualificazione in Europa League. Lo fa discretamente. Ora lo aspetta un’impresa, poter scrivere la storia del Napoli, mai arrivato ai quarti di Champions League. SAN RINO DA CORIGLIANO CALABRO

Ospina 6.5: L’alternanza con Meret lo ha stimolato, dapprima titolare solo nelle coppe a titolare anche in campionato. Con Gattuso mostra al mondo le sue qualità tecniche: piede caldo e testa da regista. Qualche volta gli è andata male come con Immobile a Roma, altre molto meglio con l’assist di 40 metri per Insigne sul gol di Mertens in Coppa Italia. REINA 2.0

Meret 6.5: il predestinato è forse l’unico che si è salvato ad inizio stagione con la gestione Ancelotti. In quei mesi ha trovato continuità e gande qualità. È calato nel momento in cui non era più il titolare, l’alternanza non fa per lui. Le ossa se le è fatte, adesso la porta azzurra deve avere un unico padrone. NEO

Di Lorenzo 6.5: IL TRATTORE

Maksimovic 6.5: LA SORPRESA

Demme 6.5: Preso a gennaio e voluto fortemente da Gattuso, strappato al Lipsia da capitano ed in piena corsa per il titolo. Ha colmato quel vuoto a centrocampo, dove si abbondava di mezze ali e mancava un regista, un uomo davanti alla difesa. Calciatore semplice ma efficace, pressing continuo e passaggi corti, questo è Diego Demme. L’EQUILIBRATORE

Zielinski 6: Neanche quest’anno è esploso il talento infinito di Piotr. Con Ancelotti ha girovagato tra centrocampo e attacco, ricoprendo più posizioni come da credo di mister Carlo. Il tuttocampista polacco con Gattuso è tornato a fare la mezz’ala, trovando una continuità importante e senza precedenti. Ha accresciuto fiducia e certezze, mostrando a sprazzi giocate da top player. Ma solo due gol in campionato sono un magro bottino. INCOMPIUTO

Elmas 6: DIAMANTE GREZZO

Mario Rui 5.5: IL CATTIVO

Hysaj 5.5: L’ULTIMO DEI SARRIANI

Fabian Ruiz 5.5: DISCONTINUO

Lobotka 5.5: TIMIDO

Manolas 5: Preso per formare con Koulibaly una coppia di grande livello, in grado di sopportare un gioco ultra-offensivo grazie alla grande velocità dei due centrali. In realtà l’incastro con Kalidou non va, le caratteristiche dei difensori sono troppo simili. Entrambi impetuosi alla ricerca dell’anticipo, due stopper a cui manca un libero, un Albiol. Non a caso nella gestione Gattuso pre-lockdown, Kostas in coppia con Maksimovic rende al meglio e diventa un punto di riferimento. Poi qualche infortunio di troppo e arriva il calo a fine campionato. UNA STATUA GRECA… D’ARGILLA

Koulibaly 5: La sua peggior stagione da quando è diventato un top player. Intendiamoci, non è quello che faceva la panchina a Britos ai tempi di Benitez, ma ha comunque deluso. Le attenuanti della Coppa d’Africa non bastano per spiegare come uno dei due/tre difensori più forti al mondo possa aver avuto un lungo periodo di blackout. È tornato ai suoli livelli, o quasi, solo nel post lockdown imponendo il suo strapotere fisico agli avversari. SMARRITO

Callejon 5: “Spiaze” per dirla alla Simone Inzaghi, dare un’insufficienza all’ultima stagione di Josè. Un uomo prima e un professionista poi esemplare che ha fatto sempre parlare il campo. Da apprezzare il prolungamento del contratto da giugno ad agosto, praticamente a gratis. Ma in partita non è più quel robot infaticabile e implacabile, pochissimo gol segnati, tanti errori sotto porta e in appoggio. Grande sacrificio ma poca lucidità. CABALLERO TRISTE

Lozano 5: Rimandato a settembre? Probabilmente sarà così, perché Giuntoli difficilmente riuscirà a venderlo alla stessa cifre con la quale è stato acquistato. Fortemente voluto da Lozano, come alternativa ad James e/o per rimpiazzare il partente Insigne. Re Carlo lo vede come seconda punta e non come un’ala, ruolo ricoperto da El Chucky sia al Psv che in nazionale. Risultato? Tutti pensano sia Vargas la vendetta. Assurdo che un calciatore con una qualità unica nella corsa palla al piede possa essere cosi goffo e leggerino. Con Gattuso si impegna e si ritaglia un po’ di spazio come contropiedista e fa bene da subentrato. Ancora troppo poco. MEZZO FLOP

Politano 5: OUNAS BIS

Allan 4: EX GUERRIERO

Milik 4: Il Napoli lo ha aspettato, coccolato e gli ha concesso tante occasioni per imporsi, ma Arek non ha mai convinto società e tifosi. Una buona media realizzativa ma poco decisivo nei match importanti, non a caso in ogni sessione di mercato gli azzurri cercavano un centravanti. Dopo gli spettri di Icardi e Cavani è arrivato dalla Nigeria il nuovo bomber azzurro. E Milik cosa fa? Dice basta voglio andare via, vado alla Juventus. Nel frattempo, nel post-lockdown smette di giocare al calcio. INGRATO

Ancelotti 4: Doveva essere il suo anno quello firmato e controfirmato Carlo Ancelotti, partendo dal mercato. Proprio da questo aspetto sono arrivati i primi segnali e forse le prime cause di una clamorosa disfatta. Un inizio di stagione disastroso in campionato con qualche punta d’orgoglio in Champions. I mancati arrivi di James e di Icardi hanno scombussolato i piani tattici del mister che poi è andato in confusione. Ogni settimana una formazione diversa e calciatori che cambiavano ruolo sistematicamente anche durante la singola gara. Una squadra completamente squilibrata e poco allenata che si è sfaldata nella notte dell’ammutinamento. Uno dei più grandi gestori rimasto inerme difronte alle beghe tra società e calciatori. CHE DELUSIONE!

De Laurentiis 4: Erano anni che le uscite del presidente picconavano le fondamenta di un gruppo compatto, tanto che alla fine ha ceduto. Le ultime accuse sulle presunte marchette di Mertens e Callejon per i rinnovi che non arrivavano, e il ritiro forzato, sono state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Poi l’illuminazione e il grande silenzio, fino al riconoscimento di alcune delle tante colpe a livello comunicativo di un padre padrone che ama in modo scellerato la sua creatura. SPACCANAPOLI