Super League storia di un fallimento epico. L’Inghilterra si ribella, e l’Italia? Le solite figuracce

Un grande bluff? Una figuraccia mondiale? Un golpe mal riuscito? Un fallimento epocale?

“Voglio essere franco ed onesto, non penso che il progetto possa continuare con 5 o 6 squadre” Con questa dichiarazione del presidente della Juventus, Andrea Agnelli, rilasciata alla Reuters, cala il sipario sulla Super League.

Dura 48 ore la fuga in avanti dei dodici club che si erano scissi da Uefa e Fifa per creare una competizione d’élite. La Super League, dalla natura autarchica è stata ufficializzato all’improvviso nella mezzanotte di domenica 18 aprile per poi naufragare alla stessa ora due giorni dopo.       

La Superlega, per dirla all’italiana in onore del suo vicepresidente Agnelli, si doveva sviluppare secondo questo schema: 20 partecipanti, 15 fisse di diritto, e 5 selezionate di anno in anno. La JP Morgan Chase & Co., una multinazionale americana, a fare da garante, e l’obiettivo primario di vendere al meglio lo show dei big match fuori dall’Europa.

Gestendo autonomamente i diritti televisivi, sponsor e quant’altro, con la speranza di emulare l’Nba che porta a casa mediamente 7 miliardi di euro dai ricavi “esteri”, mentre le attuali Champions League ed Europa League si fermano a circa 1,2 miliardi.

Il progetto dei club della Superlega aveva pianificato entrate superiori a 4 miliardi di euro a stagione tra diritti tv e sponsor, 300 milioni in media per ogni club all’anno. Creando così un dislivello incolmabile con tutte le altre squadre escluse, nonché un evidente stravolgimento dei principi sportivi.

“Quando non esiste relazione tra l’impego e il risultato, non è più sport – lo ha affermato l’allenatore del City, Guardiola – Se vincere o perdere non fa differenza finisce tutto”

Di fatto che senso avrebbe avuto per Juventus, Inter e Milan, ad esempio, competere in Serie A? Vincere non avrebbe portato meriti sportivi e i ritorni economici sarebbero stati irrisori paragonati a quelli fissi a prescindere della Super League.

“Sono un tifoso del Manchester United da 40 anni ma sono disgustato durissimo l’ex capitano dei Red Devils, Gary Neville a Sky Sport UK – Sono disgustato in particolare dal mio Manchester United e dal Liverpool”

Proprio in seguito a queste primissime dichiarazioni dall’Inghilterra si è levato un grido di ribellione che ha coinvolto un po’ tutti. Dai supporter del Chelsea scesi in strada per protestare, ai tweet avversi alla Super League dei calciatori del Liverpool, fino al forte no di Boris Johnson.

Il primo ministro del Regno Unito è arrivato a minacciare la creazione di una legge ad hoc per salvaguardare gli interessi delle squadre inglesi. A ruota sono arrivati i messaggi di dissenso di altri leader politici, Macron e il nostro Draghi.

Così alla fine della giornata di martedì i club inglesi hanno cominciato a defilarsi uno ad uno, iniziando dal City per finire con le scuse dell’Arsenal verso i propri tifosi. Senza l’appoggio politico e sotto il bersaglio della critica di tutt’Europa, il progetto di Agnelli e Perez è andato a farsi benedire.

Peccato che in Italia noi arriviamo sempre dopo, in tutto, e le uniche indignazioni pubbliche sono state quelle di De Zerbi e di Ranieri.

“Sono arrabbiato perché è stato fatto un colpo di stato nel calcio. È come se un figlio di un operaio non possa sognare di fare il chirurgo o l’avvocato l’agguerrito mister del Sassuolo ha poi aggiunto –Domani non avrei piacere a giocare la partita perché il Milan fa parte di queste tre squadre”

“La Superlega è un’idea sbagliata. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’impresa del Leicesteril tecnico della Sampdoria ricorda la sua favola con le Foxes – Il bello del calcio è questo, anche un club piccolo può ambire a qualcosa di importante”

Dove erano lunedì e martedì i fan di Juventus, Milan ed Inter, ma soprattutto non si sono udite le voci di calciatori, staff e dirigenti di queste squadre. Un silenzio che ha fatto rumore a cui ha fatto eco il solito becero opinare con indosso la maglia della squadra di appartenenza, da parte di giornalisti che hanno addirittura avallato la visione di Agnelli e company.

Ieri il titolo in Borsa della Juventus ha segnato una perdita del 12,44%, il giorno dell’annuncio della nascita della Superlega aveva chiuso a +17,85%. Un dato che dimostra quanto si sia fallito a 360 gradi e tutto ciò porterebbe, in qualsiasi altro ambito, alle imprescindibili dimissioni dei dirigenti interessati.

Alla fine, vincono Fifa e Uefa, che sia chiaro “il migliore di loro ha la rogna”! Le cattive gestioni di questi anni di queste federazioni si sono sommati agli sciagurati bilanci di top club europei che viaggiano di media sui 200/300 milioni di debito a testa. Il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, qualche ora prima della “brexit” delle inglesi aveva aperto ad eventuali dietrofront.

Ha vinto lui e il suo attacco personale all’ex amico Andrea ha fatto e farà la storia: “Agnelli, la più grande delusione. Non ho mai visto una persona che menta così di continuo. Ho parlato con lui sabato pomeriggio e mi ha detto che erano solo voci e di non preoccuparmi. Mi ha detto ti chiamo in un’ora e ha spento il telefono. Ne ho viste tante, ma una situazione del genere mai. L’avidità è così forte che sconfigge anche i giusti valori umani”